Pleasantville: vivere in uno stereotipo

Pleasantville

Pleasantville è un film non particolarmente preso in considerazione ma divertente e che fa pensare

Pleasantville è uno dei film 1998 più interessanti in assoluto e che ancora dovrebbe essere preso in grande attenzione perché rappresenta una pellicola che potrebbe portare ad una serie di importanti chiave di lettura. Bisogna tenere presente che l’espediente “magico” del film  non è poi così originale ma è necessario comprendere bene questo film per poterlo “gustare” fino alla fine.

Attori:

Tobey Maguire: Bud Parker/David Wagner
Jeff Daniels: Bill Johnson
William H. Macy: George Parker
Reese Witherspoon: Mary Sue Parker/Jennifer Wagner
Paul Walker: Skip Martin
Joan Allen: Betty Parker
Justin Nimmo: Mark Davis
J. T. Walsh: Big Bob
Don Knotts: riparatore TV
Marley Shelton: Margaret Henderson
Jane Kaczmarek: madre di David e Jennifer
Giuseppe Andrews: Howard
Jenny Lewis: Christin
Marissa Ribisi: Kimmy

Se vivere nel presente non ti piace vivi meglio nel passato

David e Jennifer sono due gemelli della California degli anni 90 con la madre divorziata. completamente differenti tra loro perché mentre il primo è un tipo più riflessivo e chiuso la sorella è invece molto leggera con una vita sociale decisamente sopra le righe. Questo è motivo di scontro tra i gemelli che arrivano a rompere il telecomando del televisore durante la visione della loro serie tv preferita: Pleasantville. La sitcom è ambientata negli anni 50. Ad un certo punto compare uno strano riparatore di televisori che gli offre un telecomando decisamente particolare. I due vengono proiettati nella serie tv negli anni 50 nei panni di Bud e Mary Sue Parker, i protagonisti della sit. La storia è molto interessante, che sicuramente scoprirete con ansia ma la cosa interessante è la scoperta dell’arte da parte di Bud, alias David, che, dopo una lotta sociale nella piccola città, scoprirà che il colore lo renderà libero.

Analisi del film

Vi sono due interessanti punti in questo film: il primo è la nostagia, spesso immotivata, per il passato e la voglia di scoprire, non per forza reali, i veri valori della società ormai corrotta. Il secondo è la possibilità di aprire la propria mente a qualcosa di cui non si poteva credere.

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